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A Treviso c'è un piccolo ma affascinante mondo
ipogeo nel cuore del centro storico e sotto i terrapieni delle Mura Cinquecentesche
che molti ancora non sanno o non vogliono conoscere. I nostri cunicoli sono, in genere,
manufatti modesti NON opere di alta ingegneria - come i labirinti egizi sotto le
piramidi, i sottoponti etruschi e le famose catacombe romane - ma non meno suggestivi
e rivendicano la funzione del nascondiglio e di via di fuga, balenando il senso inquietante
del mistero. Non c'è paese - si può dire - che non abbia avuto il suo castello
(ne è rimasto il ricordo nella toponomastica: via Bastia, strada del Castel,
del castelletto, ecc.) e, naturalmente, la leggenda della sua immancabile galleria
sotterranea: storia tramandata di padre in figlio, che ha sempre un fondo di verità.
I passaggi segreti erano una prerogativa dei fortilizi medioevali e delle città
murate. Ed è nella tradizione, non solo verbale, che, anche i conventi - e i
riferimenti si protraggono al 1600 fossero collegati per vie sotterranee. Vox populi...
Treviso ipogea (che non va interpretata come una "città sotterranea")
non è fantasia. Lo attestano le immagini che vi mostro via INTERNET ma vi sono
anche numerosi filmati che sono stati girati in dieci anni di ricerche condotte assieme
all'arch. Fantin, a Simone Piaser (universitario alla facoltà di architettura
ma era un ragazzino quando ha cominciato ha introdursi nelle cavità del sottosuolo),
agli amici del Gruppo Grotte.
Difficile descrivere le emozioni e le sensazioni che si provano nell'esplorare questi
budelli nelle viscere della terra, nell'assoluta oscurità, in un tombale silenzio.
Una "Treviso sotterranea" (in una città d'acque) che merita d'essere
analizzata e studiata, in quanto questi tratti di cunicoli (risparmiati dalle riedificazioni),
scendono - secondo convincenti testimonianze - perfino sotto l'alveo dei canali urbani.
E la galleria di recente scoperta sotto il letto dell'Armo a Firenze ne è un
incontestabile esempio.
Cunicoli e "stanze" ipogee sono stati trovati non solo nelle zone alte
della città (in piazza S.Andrea, a m. 17,47 sul livello del mare) ma perfino
in quelle più basse (in piazzetta Garibaldi, al ponte Dante: m. 9,55 s.l.m.).
Interessante rilevare che alcuni "slarghi" sotterranei sono dotati di un
pozzo d'acqua.
Treviso, già alla fine del 1100, aveva la sua cinta muraria a forma rotonda
ed il suo Castel Vecchio, e in epoca scaligera (1332-1338) contava 15 porte, ciascuna
delle quali compresa fra due torri. Porte e torri erano unite tra loro per via sotterranea
e collegate alle sedi delle guarnigioni e ai palazzi dei nobili. Gli storici, fra
i quali Michielan e Caccianiga, scrivono che la Casa del Comune comunicava attraverso
un corridoio sotterraneo al palazzo dei Trecento. Sernagiotto - cronista dell'Ottocento
e regio ispettore ai monumenti - riporta che ben 57 magioni erano unite da gallerie
sotterranee.
Oltre il Sile, la "Civitas Nova" (ovvero la fascia di terra compresa fra
il fiume ed il canale della Polveriera) vantava il cosiddetto "Castello di Treviso"
o "Castello di S.Martino~' costruito dagli Ezzelini e distrutto nel 1260. E'
possibile che in questa area sia rimasta traccia dei camminamenti nel sottosuolo:
le nostre esplorazioni alla Camuzzi-Gas l'hanno forse individuata. Il centro cittadino,
nonostante le impietose escavazioni, presenta ancora inviolate cavità, con volte
a mattoni, che le rilevazioni radastratigrafiche definiscono "anomalie",
ma che, in realtà, sono gallerie sotterranee.
E' ammesso che siano collettori o "busnelli", come qualcuno sostiene, è
inconcepibile non approfondire - con gli archeologi - questo aspetto sconosciuto
della nostra edilizia medioevale e rinascimentale che è sotto i nostri piedi.
Giorgio Garatti
Foto di Simone Piaser, Benito
Esci e Giorgio Garatti.
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